Libero di sentirmi me stesso

Quando ho iniziato a scrivere attivamente in questo blog ho contemporaneamente preso atto di alcune incongruenze nel modo di gestire la mia vita “sociale” che non mi stavano più piacendo. Ho riflettuto sull’utilizzo malsano che stavo facendo e a cui assistevo di Facebook, un modo quasi sbagliato di gestire i rapporti con le persone amiche e non solo.
Ne discutevo anche sabato sera al PizzaTwitMilano, il primo incontro degli utenti milanesi di Twitter, rendendomi conto di quanto sia importante “difendersi” da un uso improprio dei social network. Gelosia, fastidio, finzione e altri elementi sono alla base di un utilizzo sbagliato di questi strumenti. Se si cerca di nascondere qualcosa, per evitare che qualcuno se ne accorga, limitando di fatto l’uso abituale di Facebook si stravolge totalmente il senso di una piattaforma comunicativa come quella. Ciò non significa mettere alla luce del sole ciò che si fa, ma avere un atteggiamento “protettivo” nei propri confronti soltanto per nascondere delle cose agli occhi degli altri è sbagliato. Un atteggiamento altrettanto sbagliato è fingere di sentirsi dei leoni quando invece si è agnellini.
Devo ammetterlo, un errore del genere stavo per farlo anch’io. Il primo step “sbagliato” che ho fatto questa estate dopo la separazione con la mia ex ragazza è stato quello di cancellare tutti gli amici in comune tranne lei. A che pro? Giustificavo la cosa spiegando che alla fine, chiuso il rapporto con lei, l’unica persona che avrei potuto contattare era appunto la mia ex e di conseguenza non avrei avuto più rapporti con i suoi amici. Per certi versi il ragionamento fila, il fatto che però sia stata una reazione emotiva alla separazione dimostra che non è stato tanto un gesto ponderato quanto un tentativo di lasciare, in qualche modo, un segno e scatenare un’ulteriore reazione.
Dopo quell’evento ho anche più volte ripulito la mia lista amici. Ho cancellato persone che non so come sono finite tra i miei amici, non accetto la richiesta di chi ho conosciuto 10 minuti prima in coda alla cassa del Mc Donald e ho catalogato nelle liste ogni tipo di contatto per capire con chi ho a che fare. Questa scrematura, che faccio di tanto in tanto, non nasce per nascondere ciò che faccio anche perché ho deciso da alcuni mesi di rendere il mio profilo pubblico, bacheca compresa. Naturalmente alcuni elementi personali come le informazioni e le foto, che ho sempre pubblicato con il contagocce, restano limitate ai soli amici, ma è stata una decisione per certi versi liberatoria.
Facebook può diventare una droga, un facile strumento di stalking, anche involontario, facendoti i cazzi degli altri quando non vuoi. Se poi si aggiungono paura, gelosia, situazioni anomale diventa una tortura. Il primo passo per raggiungere la libertà è stata quella di aprirmi al mondo, un mondo comunque relativo. Non penso che gente che non mi conosce passi da questo blog a farsi i cazzi miei, ma se attratto da una poesia o da un link esterno dovesse leggere queste mie stronzate non mi creo assolutamente alcun problema. Stessa cosa su Facebook, scoprire con chi sono amico e/o quali sono le cavolate che pubblico o scrivo in quel social network non mi da alcun fastidio. Un caso particolare è Twitter, lì posso scrivere di tutto e di più… senza paura di condividere informazioni di alcun tipo, in fondo è tutto pubblico e i legami sono per lo più con persone che neanche conosco.
Ma tornando al tema della serata, o nottata visto l’orario dovuto alla stampante che faceva i capricci, oggi volevo appunto parlare del poter dire a gran voce che sono assolutamente libero di sentirmi me stesso. Non vivo dentro una bugia, vivo una vita semplice fatta di alti e bassi ma consapevole di aver dato il massimo giorno per giorno. Il massimo per venirne a galla, il massimo per tentare di sistemare una crisi impossibile, il massimo per cercare di mantenere umano un rapporto distrutto. Il problema è che a volte le cose non si possono fare da soli e di conseguenza bisogna prendere delle decisioni nette, difficili da digerire considerato il mio animo ma che sono necessarie.
Per certi versi mi sono reso conto che se a una cosa tieni lotti con tutto te stesso per ottenerla. L’ho dimostrato e ho avuto anche la dimostrazione del contrario. Arrendersi subito, lamentarsi di una parola di troppo per giustificare ciò che si è fatto significa non aver voglia di lottare, in nessun modo. Ho lottato con le unghie e con i denti e se guardo indietro, o leggo dentro di me, mi rendo conto di aver fatto più che bene… perché ho dimostrato a me stesso, senza rendermene conto, che stavo lottando per una causa per me importante. Uno scontro, come dicevo prima, impossibile ma io ho dato l’anima. Pur soffrendoci mi sono sentito me stesso, perché ho capito di aver creduto davvero in quello che ho fatto, pur sentendomi dire di non farlo, sentendomi scacciato e rifiutato. Non conta cosa mi dicevano, conta ciò che volevo… e se una cosa la vuoi davvero non ti fermi di fronte a nulla.
Io adesso voglio superare con un altro piccolo sforzo gli ostacoli del cuore che ho dovuto patire. Sono convinto che verrà fuori un uomo migliore di quello che sono già. Ieri una mia amica mi ha detto “Tu devi stare bene con te stesso perché sei una bellissima persona” e, come ho scritto più volte, sembra quasi che in certi momenti me lo dimentichi davvero.
Anche stasera vi lascio con una bella frase che dedico a me stesso, al fatto che dopo tutto non ho rimpianti. Ho vissuto seguendo il mio cuore, non dovrò mai guardarmi indietro per pentirmi di ciò che ho fatto.
“Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare a come si è vissuto.”
Paul Bourget




















