
Molto spesso sento ripetere dalle amiche la frase “sei un ragazzo all’antica”. Altre volte, anche con persone che conosco da poco, “sei una persona diversa”, “sei un ragazzo d’oro”, “sei speciale”… Per certi versi, vedendo come vanno le cose, preferirei essere un tantinello più banale, normale come gli altri, non farmi sempre duemila problemi e vivere la vita senza troppi scrupoli.
Mi rimprovero ultimamente di pensare sempre troppo agli altri. Le mie premure, in alcune occasioni, mi si sono ritorte contro rendendomi conto che un eccesso di attenzioni e disponibilità non è sempre ripagato con la giusta riconoscenza, senza che gli altri si rendano conto dell’eventuale sforzo che tu possa aver fatto per ridurre al minimo i loro disagi. Recentemente non mi perdono la mia eccessiva bontà. Intenzioni positive dovute a un sentimento positivo che però non hanno mai avuto peso, contavano solamente le virgole fuori posto e non tutto il resto. Per un capello bianco non contava che tutta la testa fosse piena di capelli neri, non importava che tu senza forze avessi fatto i salti mortali. Non importava nulla, perché probabilmente la sensibilità non è un dono di tutti e non tutti riescono a guardare cosa nasconde la montagna ma si fermano alla base.
E mi trovo qui stasera, un po’ disilluso, a scrivere del mio “cuore grande”. L’inizio non è sicuramente sereno, non riesco a esserlo tutte le sere, ma non provo rabbia o risentimento. Non volevo parlare neanche velatamente del mio passato recente, ma sta accadendo e non riesco a controllarlo. Per certi versi provo una grande frustrazione. Aver dato tanto, non aver mai fatto mancare nulla… aver creduto in quella persona anche quando gli altri non lo facevano, dimostrando a entrambi che ce la poteva fare. Che poteva fare tutto. È bastato un soffio di vento ed è tutto volato via.
Sono sempre stato una persona gentile e disponibile. Sono un tipo che, contro i miei stessi interessi, porge sempre l’altra guancia, anche quando ho già ricevuto tanti cazzotti. Non riesco a provare rancore per le persone, anche quando queste mi fanno del male. Non riesco a non voler bene a chi ho voluto a lungo bene, anche se nei fatti non meriterebbe neanche di essere nominato. Ho sempre saputo perdonare, ho sempre dato il massimo nelle storie d’amore che ho vissuto, fino alla fine… fino a quando sentivo che avevo energie per andare avanti.
Questa volta ero arrivato allo sfinimento. Non ce la facevo più, avevo trascorso mesi di inutili tentativi trascinando un carretto pieno di pietre lungo una strada dissestata. Su questo carretto un’altra persona era seduta lamentandosi che il carretto andava piano, le pietre non erano belle come prima e al posto di aiutarmi a trascinarlo restava lì seduta. Ogni tanto scendeva dal carretto e andava a rifocillarsi, mentre io continuavo a tirare, con le poche energie che mi rimanevano, fino a quando ho potuto.
Volevo solamente appoggiare quel carretto sotto un albero e recuperare le forze, capire se potevo trascinarlo ancora, ma non mi è stato permesso. È bastato un soffio di vento ed è tutto volato via.
Se è bastato un soffio di vento… per diverso tempo ho pensato di essere io il problema. Di non essere più tanto “pesante” da riuscire a trattenere una persona importante nel mio cuore. Ho iniziato a dubitare di me stesso, di tutti quei piccoli gesti e attenzioni quotidiane che ho sempre riversato nei confronti delle persone a cui tengo. Mi sono reso conto che io non sono cambiato.
Piersandro è quella persona che crede nell’affetto e nei sentimenti, quelli veri. Crede nel rispetto e nei valori della vita, perché è importante crederci in prima persona per non avere mai rimpianti. Credo nei piccoli gesti, quando una carezza o un semplice pensiero riescono a colorare la tua vita e quella di chi ti è accanto.
Ho attraversato una fase in cui mi sono un po’ spento, in cui cercavo di addossarmi delle colpe non mie. Non si è trattato di colpe, ma della mia incapacità di accorgermi di come stavano davvero le cose. Se dopo aver poggiato il carretto sotto un albero è bastato un soffio di vento, evidentemente quegli sforzi erano stati inutili già da prima. Quel sentimento non correva come un treno solo, ma come due su binari separati e forse uno ormai andava piano e non aveva più voglia di accelerare.
Io ho un cuore grande perché so perdonare. Ho un cuore grande perché mi rendo conto dei miei sbagli. Ho un cuore grande perché accetto gli errori degli altri. Ho un cuore grande perché ogni persona che ho amato l’ho amata con l’infinito che ho dentro di me.
Il problema di avere un cuore grande è il tempo necessario per aggiustarlo quando si frantuma.
La ricchezza del mio cuore è infinita come il mare, così profondo il mio amore: più te ne do, più ne ho, perché entrambi sono infiniti.
(William Shakespeare
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