Senza installare inutili applicazioni ecco come aggiungere temi, filtrare gli amici e scoprire le funzionalità nascoste del social network più utilizzato al mondo dopo la vita vera.

1. Quest’anno mi metto a studiare.
2. Io… Con quello/a?… MAI!
3. Stavo giusto per chiamarti.
4. Sono passato col giallo.
5. Siamo solo amici.
6. È caduto da solo e si è rotto!
7. Ti sta benissimo!
8. Non lo racconterò a nessuno.
9. Lunedì inizio la dieta.
10. Ti giuro che non l’ho mai pensato.
11. Non avevo soldi nel cellulare.
da Facebook
Quelle più attuali direi che sono la 3, la 5 e la 11. Ma un po’ tutte fanno parte della quotidianità :)

Anche se il blog è ancora visibile in forma privata, il mio recente post sul funzionamento dei poke e un uso razionale di Facebook ha riscosso, secondo le statistiche, notevole successo tra i lettori abilitati. :)
Qualche giorno fa, tornando dal lavoro, facevo zapping radiofonico e sono finito per caso sul programma di Marco Balestri in onda su R101. L’argomento della serata era il “social network”, visto quasi come un mostro. Sia lui sia gli ascoltatori che ne parlavano non erano quasi in grado di spiegare il fenomeno e il suo funzionamento e si aggrappavano ai capi saldi della mostruosità sociale, lamentando la privacy e, soprattutto, i pericoli dovuti all’incontrare persone di cui non sai nulla. È stata soprattutto la telefonata di un padre che mi ha fatto riflettere: lamentava che le figlie di 15 e 18 anni subito dopo cena (o a volte saltando la cena con i genitori) passavano la sera davanti al computer per rimanere in contatto con i loro amici reali e virtuali su Facebook
In passato avevo lamentato con la persona con cui convivevo proprio questo, il fatto che pur potendo vivere una vita “reale” uno di fronte all’altro la presenza di Facebook e un uso non ponderato rischiavano di compromettere nell’ultimo periodo il nostro rapporto umano. Tornavo a casa e chattava, finivamo di cenare e chattava. Guardavo la TV sul divano e lei era seduta a chattare. Se non ci si pongono dei paletti e dei limiti un social network e, più in generale, una chat ti possono rapire al punto da preferire il mondo virtuale, sempre pulito e in cui non vivi i problemi di tutti i giorni, a quello reale.
Non ti accorgi di aver raggiunto e superato il limite, non ti accorgi che in modo immaturo cerchi una valvola di sfogo con persone che sono sempre pronte ad ascoltarti, ma solamente perché è più facile star dietro a uno schermo di quanto non sia rapportarsi nella realtà di tutti i giorni. Un rapporto umano, fatto da una voce anche al telefono, è sicuramente diverso e non sempre chi sta dall’altra parte è pronto a darti ragione, come magari superficialmente può avvenire in un rapporto digitale.
Ma non voglio andare troppo oltre su questo argomento, in fondo sono una persona che dal 1996 in un modo o nell’altro ha mantenuto rapporti sia umani sia virtuali tramite IRC, ICQ, Skype, MSN e recentemente i social network, ma comunque ho sempre cercato di pormi un limite. La chat serve a tenere vicine persone lontane, non deve estraniarti dalla realtà che ti circonda.
Spesso si è così immersi nella virtualità da apparirti meglio della realtà: nella virtualità non litighi, tutti sono tuoi amici, tutti ti ascoltano, tutti ti vogliono bene e ti chiedono come stai, ma fondamentalmente il vero problema di questo tipo di vita è che poi ti scontri con una maschera. Una maschera di te stesso e di chi ti circonda, cerchi di apparire quello che non sei (o più forte o più debole, a seconda del bisogno del momento) e anche per questo, fondamentalmente, è giusto razionalizzare i contatti. Se segui e ti fai seguire principalmente da chi conosci davvero ti senti più libero di essere te stesso e non ti poni né il problema dell’apparire né troverai finti amici a commentare la tua vita.
Pur avendo deciso di cancellare circa 200 persone dalla mia lista amici su Facebook, per fare un esempio, ho comunque mantenuto la mia bacheca aperta così da consentire a quelle persone che mi conoscono ma con cui sono meno in contatto di passare a curiosare. Quando hai troppi amici la tua home è così infestata da perdere di vista le persone importanti che ti interessa seguire e con cui vuoi davvero interagire.
Trascorro buona parte della mia giornata connesso a MSN Messenger e Skype, per essere in contatto con persone con cui lavoro e, di tanto in tanto, anche con amici che passano a salutarmi mentre sono in ufficio. Ma quando “vivo” metto da parte il virtuale per il reale ed è qualcosa che tutti dovremmo fare. Una vita “always on” è divertente, magari con qualche twit ogni tanto mentre si è in giro, ma vivere le proprie giornate mettendo da parte le persone che hai al tuo fianco per la virtualità diventa causa di rottura dei rapporti umani.
La chat, i social network e strumenti simili “uniscono” quando si è soli e possono far compagnia facendone un uso razionale senza estraniarsi dal resto, ma non bisogna dimenticare chi ci circonda. Loro vengono sempre prima.

A costa stai pensando? È questa la domanda che tutte le volte che apro Facebook mi viene posta. A volte non penso a niente, a volte mi costringo a pensare, altre dico cosa sto facendo. Facebook però è diventato il calderone delle porcherie, anche divertenti a volte. Gruppi, immagini, discussioni più o meno interessanti che si propagano a macchia d’olio in pochi secondi. Molti vivono Facebook solo per questo, altri per caricare le immagini della propria vita.
Su Facebook nasce la curiosità, tutti cercano di farsi i cavoli degli altri e se si vuole nascondere qualcosa si tende sempre a omettere, mentire e censurare ciò che si fa realmente. Diventi amico di qualcuno, ma non vuoi far sapere la verità su di lui, e fai finta di niente per settimane finché gli altri possono vederti. Come si fa a usare un Social Network senza viverlo? Io ho cercato di essere sempre aperto. Sono sempre stato contro lo “sputtanamento mediatico”, però alla fine ho pubblicato davvero i miei stati d’animo… ho risposto sul serio alla domanda di Facebook dicendo ciò che pensavo. Perché “cogito ergo sum” (penso quindi sono).
Però… Facebook mi sta stretto e ho puntato un occhio su Twitter. Cos’è Twitter? Un Facebook senza porcherie, ma che pone una domanda diversa “What are you doing?” ovvero “cosa stai facendo?”. Qualcosa la si fa sempre e mi sono reso conto che anche in questo caso la censura non serve.
Da oggi mi trovate anche su Twitter, potete seguirmi senza richieste di amicizia, senza dover essere necessariamente iscritti a quel social network e scoprire che volete farvi i cazzi miei. Aggiornerò Twitter dal lavoro, se possibile mentre sono in giro e da casa. Non aspettatevi un diario, ma piccole cazzate quotidiane.
In fondo se vuoi essere “connesso” devi esserlo prima di tutto con te stesso. Nascondere a te stesso la verità su chi sei e cosa fai equivale a prendersi in giro da soli. Insomma cari (pochissimi) lettori, chiunque voi siate, il mondo è cambiato. Cresciamo col mondo e viviamolo, seriamente, senza confini. Con i nostri pensieri (Facebook) e le nostre azioni (Twitter).
Buona vita “sociale” :)





















