Tweetbot per Mac a peso d’oro per colpa di Twitter

Può un client Twitter, anche se ricco di funzionalità e in grado di soddisfare pienamente le esigenze dei propri utenti, costare 15,99 euro? Secondo me no, specie se si considera che il motivo che ha costretto la Tapbots, software house che ha realizzato dapprima il client su iPhone, per iPad e adesso per Mac, a rendere il nuovo Tweetbot per Mac un’applicazione inaccessibile sta tutta nella decisione di Twitter di limitare l’accesso ai propri servizi ad applicazioni di terze parti.

Dopo che per anni il social network Twitter è cresciuto proprio grazie all’impegno di volenterosi sviluppatori che gratuitamente o a pagamento rilasciavano strumenti per accedere al servizio, l’azienda che gestisce la piattaforma dei cinguettii da 140 caratteri ha deciso di sbattere loro la porta in faccia (e di conseguenza ai tanti utenti che le usano ogni giorno) limitando il numero di connessioni massime verso la piattaforma.

Dopo un braccio di ferro tra TapbotsTwitter l’accordo siglato tra le due società permetterà l’uso di 200.000 token (le autorizzazioni per l’accesso al network) ad altrettanti utenti che acquisteranno l’applicazione. Va da sé che 200.000 token a 16 euro equivalgono a un giro d’affari di 3,2 milioni di euro (di cui il 30% finisce nelle casse di Apple per la vendita tramite App Store e, molto probabilmente, qualcosa finirà anche nelle tasche di Twitter) ma rendere costoso all’inverosimile uno strumento che potrebbe diventare inutile tra qualche anno, viste le novità che Twitter sta portando avanti, è pura follia.

Secondo me non avrebbe dovuto costare più di 8 euro e, pur valutando l’ottima integrazione con l’omonima applicazione per iPhoneiPad, chiederne il doppio è semplicemente follia. Non do tutta la colpa a Tapbots, questo è chiaro, ma Twitter si rende conto che i suoi milioni di utenti se costretti a utilizzare esclusivamente le (pessime) applicazioni mobili ufficiali o il sito web potrebbero presto stancarsi di questo social network?

La storia insegna che nel mondo del web ogni bolla può presto sgonfiarsi. È accaduto a MySpace, non è escluso che possa accadere a uno strumento come Twitter che si scontra ogni giorno con la crescita di Google+ e il successo di social network alternativi (PinterestInstagram, ecc.) che per il momento sono frenati dalla loro natura meno elastica rispetto al semplice cinguettio.

Se Google dovesse svegliarsi e consentire a sviluppatori di terze parti di interagire con il proprio social network, non è escluso che i delusi da Twitter possano tutti convogliare in Google+… anche perché è questione di tempo, se gli sviluppatori dovessero davvero stancarsi di Twitter si vocifera che potrebbero coalizzarsi per creare una piattaforma alternativa e, a quel punto, sarebbero uccelli amari per tutti.

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